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← Blog 27 ottobre 2026 · Segnalazioni e prove · 10 min di lettura

Diffamazione online e stalking: contatti dopo il blocco

Diffamazione online e stalking: quando i contatti dopo un blocco diventano rilevanti, quali prove conservare e come chiedere aiuto senza esporsi a rischi.

Contatti ripetuti da nuovi account dopo il blocco di un profilo sui social

Blocchi una persona e compare un nuovo account: «Non puoi ignorarmi per sempre». Poi un altro profilo scrive ai tuoi amici. È diffamazione online, stalking o un comportamento fastidioso che non integra questi reati? Sono situazioni diverse: la diffamazione riguarda l’offesa alla reputazione comunicata a più persone, in assenza dell’interessato; lo stalking richiede minacce o molestie ripetute che producano determinate conseguenze gravi. Non basta contare i profili creati.

Non devi continuare a rispondere per dimostrare quello che sta succedendo. Conserva ciò a cui puoi accedere senza rischi, proteggi gli account e chiedi aiuto. Se c’è un pericolo immediato, chiama il 112: non aspettare una valutazione online.

Quando una persona bloccata continua a ricomparire

Considera questo esempio immaginario. Dopo la fine di una relazione, una persona blocca l’ex partner. Nelle settimane successive arrivano richieste di parlare da nuovi account. Alcuni messaggi sembrano scuse; altri fanno riferimento al luogo di lavoro o agli spostamenti del destinatario. Il mittente contatta anche amici comuni per far arrivare i propri messaggi.

Chi li riceve inizia a cambiare strada per tornare a casa, teme di uscire dal lavoro senza compagnia e vive in uno stato di ansia persistente. Questi elementi contano: la valutazione riguarda l’insieme delle condotte e i loro effetti, non soltanto la presenza di una minaccia esplicita in un singolo messaggio.

Al contrario, un solo messaggio indesiderato da un account alternativo non configura automaticamente stalking. Può comunque giustificare una segnalazione alla piattaforma, misure di sicurezza o una consulenza legale, soprattutto se contiene minacce. Anche stabilire se gli insulti su WhatsApp siano reato richiede di distinguere il messaggio diretto alla persona dalle offese diffuse ad altri: il mezzo utilizzato, da solo, non determina la qualificazione giuridica.

Diffamazione online e stalking: i requisiti di legge

L’articolo 612-bis del codice penale punisce minacce o molestie reiterate che causano almeno una delle conseguenze previste dalla norma. Anche le condotte sui social possono integrare questo reato, chiamato atti persecutori: non è necessario che la persona ti segua anche fisicamente. La diffamazione su Facebook è invece una questione distinta, pur potendo inserirsi nella stessa vicenda.

Per gli atti persecutori, le condotte devono provocare almeno una delle seguenti conseguenze:

  • Un perdurante e grave stato di ansia o di paura. Il semplice fastidio o un turbamento passeggero non corrispondono alla soglia richiesta dalla legge.
  • Un fondato timore per l’incolumità: la propria, quella di un prossimo congiunto o di una persona legata da una relazione affettiva.
  • La necessità di cambiare le proprie abitudini di vita. Per esempio, modificare percorsi, orari o attività sociali a causa delle condotte subite.

Si tratta di conseguenze alternative: non devono verificarsi tutte e tre. La ripetizione dei contatti, però, non basta da sola. Occorre valutare il carattere minaccioso o molesto delle condotte, il collegamento con gli effetti prodotti e il contesto.

Non esiste un numero fisso di messaggi oltre il quale scatta automaticamente il reato. Allo stesso modo, non devi aspettare decine di contatti prima di chiedere aiuto. Se ti chiedi cosa fare per molestie sui social, parti dalla sicurezza e dalla conservazione delle prove, senza cercare da solo una soglia numerica.

Perché i nuovi account possono essere rilevanti

Creare un nuovo account non è di per sé illecito. Usare profili successivi per aggirare i blocchi può però documentare l’insistenza e spiegare perché il destinatario si senta impossibilitato a interrompere i contatti. Un account anonimo non equivale automaticamente a una sostituzione di persona sui social: bisogna verificare come viene usato e quale identità viene presentata.

Tra gli elementi utili da conservare ci sono:

  • Nuovi account che compaiono poco dopo il blocco dei precedenti.
  • Riferimenti a conversazioni passate o a informazioni note al presunto mittente.
  • Contatti che si spostano tra social, email e servizi di messaggistica.
  • Messaggi inviati ad amici, parenti o colleghi per raggiungerti indirettamente.
  • Riferimenti alla tua posizione, minacce o pressioni per incontrarti di persona.

Uno stile di scrittura familiare è un indizio, non una prova dell’identità. Annota perché sospetti un collegamento, distinguendo i fatti dalle ipotesi. Anche se segnali «c’è un profilo falso a mio nome», conserva il link e gli elementi dell’impersonificazione: per attribuire l’account a qualcuno possono servire accertamenti investigativi e dati detenuti dalla piattaforma.

Non sei obbligato a inviare un ulteriore «non contattarmi più» prima di chiedere aiuto. Un rifiuto già espresso o un blocco possono fornire un contesto utile, ma non riprendere la conversazione soltanto per produrre altre prove.

Conserva la sequenza, non soltanto il messaggio peggiore

Registro cronologico di profili bloccati, nuovi account e messaggi ricevuti

Lo screenshot di una frase intimidatoria può non mostrare la ripetizione dei comportamenti. Prepara una ricostruzione cronologica che un avvocato o un investigatore possa seguire senza dover ricomporre tutto dal telefono. Anche come prove di diffamazione, gli screenshot sono più utili se mostrano contesto, autore apparente e destinatari o visibilità del contenuto.

  1. Documenta ogni account. Salva nome utente, nome visualizzato, link del profilo ed eventuali identificativi visibili.
  2. Conserva le conversazioni nel loro contesto. Includi date, orari e messaggi circostanti. Mantieni inalterati gli screenshot originali e usa copie separate per aggiungere annotazioni.
  3. Registra la sequenza. Annota quando hai bloccato un account, quando ne è comparso un altro e quali elementi collegano i contatti.
  4. Conserva gli originali disponibili. Mantieni email, messaggi vocali, allegati ed esportazioni delle chat, se il servizio lo consente. Gli screenshot sono utili, ma autenticità e completezza possono essere contestate.
  5. Documenta le conseguenze. Annota disturbi del sonno, attività saltate, cambiamenti di abitudini e persone che hanno osservato il tuo disagio. Conserva eventuale documentazione sanitaria pertinente.
  6. Salva le conferme delle segnalazioni. Archivia ricevute della piattaforma e numeri di riferimento insieme alle altre prove.

Un’annotazione utile potrebbe essere: «14 giugno, ore 22:10: l’account B mi ha scritto due ore dopo il blocco dell’account A, facendo riferimento alla stessa conversazione privata». Non trasformare questo collegamento in un’identificazione certa se non hai elementi per farlo.

Tieni una copia di sicurezza in uno spazio a cui il mittente non possa accedere. Non entrare nei suoi account, non usare link di tracciamento e non organizzare incontri per identificarlo. La tua sicurezza viene prima di uno screenshot in più.

Riduci i contatti senza aumentare il rischio

Dopo aver conservato le prove accessibili in sicurezza, segnala profili e messaggi attraverso gli strumenti della piattaforma. Spiega che vengono creati nuovi account per aggirare i blocchi e indica i profili collegati, quando possibile. Se vuoi denunciare un profilo falso Instagram, distingui la segnalazione per impersonificazione alla piattaforma dalla denuncia o querela alle autorità: sono procedure diverse.

Controlla poi queste impostazioni e precauzioni:

  • Limita richieste di messaggi, menzioni, tag e visibilità delle tue attività.
  • Verifica le sessioni di accesso, cambia le password compromesse e attiva l’autenticazione a due fattori.
  • Controlla condivisione della posizione, album condivisi e dispositivi collegati.
  • Chiedi alle persone fidate di non comunicare dove ti trovi e di non inoltrarti messaggi del mittente. Se è coinvolto un minore, i genitori che cercano cosa fare contro il cyberbullismo dovrebbero aiutarlo a conservare le prove e coinvolgere scuola e autorità secondo la situazione, senza lasciargli gestire da solo i contatti.

La segnalazione alla piattaforma e quella alle autorità hanno scopi diversi. La rimozione dell’account non elimina ogni rischio e non sostituisce una querela; non devi nemmeno lasciare un profilo sbloccato per dimostrare la reiterazione. Se ci sono dati personali pubblicati senza consenso o immagini intime diffuse illecitamente, segnala anche questi contenuti in modo specifico. In un caso di revenge porn, cosa fare va valutato rapidamente: conserva i riferimenti senza rilanciare il materiale e rivolgiti alle autorità.

Denunciare in Italia: il termine di sei mesi

Per gli atti persecutori dell’articolo 612-bis, il termine ordinario per presentare querela è di sei mesi dalla conoscenza del fatto che costituisce reato. Individuare la decorrenza può essere complesso quando le condotte si sviluppano nel tempo: non presumere che ogni nuovo messaggio faccia ripartire il termine. Questo termine non va trasferito automaticamente alla querela per diffamazione: i termini della querela per diffamazione seguono regole diverse, da verificare tempestivamente.

La querela esprime la volontà che si proceda penalmente. Puoi rivolgerti alla Polizia di Stato, ai Carabinieri o alla Procura della Repubblica; un avvocato può aiutarti a presentare la cronologia e a descrivere gli effetti sulla tua vita. Per lo stalking online, la denuncia dei fatti è possibile anche quando non conosci l’identità del mittente. Lo stesso vale quando vuoi segnalare minacce sui social: porta messaggi e riferimenti disponibili, senza aspettare di identificare personalmente l’autore.

In alcuni casi si procede d’ufficio, comprese determinate situazioni che coinvolgono minori o persone con disabilità e alcune ipotesi di connessione con altri reati. Anche la remissione della querela segue regole particolari. Chiedi una valutazione prima di presumere che una querela si possa semplicemente ritirare.

Prima della presentazione della querela può essere disponibile l’ammonimento del questore, previsto dall’articolo 8 del decreto-legge 11/2009. Non è un passaggio obbligatorio e non sostituisce gli interventi necessari in caso di pericolo immediato.

Possibili conseguenze e misure di protezione

La pena base prevista dall’articolo 612-bis è la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi, con aumenti in determinate circostanze. L’uso di strumenti informatici o telematici è espressamente rilevante ai fini di un aumento di pena. La qualificazione giuridica e la pena concretamente applicabile dipendono dai fatti.

Quando ricorrono i presupposti di legge, possono essere adottate misure giudiziarie che limitano l’avvicinamento o le comunicazioni con la persona offesa. Né una segnalazione né gli screenshot garantiscono automaticamente una misura di protezione o una condanna. Anche un eventuale risarcimento dei danni da diffamazione richiede una valutazione specifica: non esiste un importo automatico legato al numero di post o messaggi.

Per le donne che subiscono violenza o stalking, il 1522 offre sostegno e orientamento. In caso di pericolo immediato, chiama il 112.

Fai valutare la tua situazione

Non devi stabilire da solo se i comportamenti integrino stalking. Prepara una breve cronologia, i link degli account, alcuni messaggi rappresentativi e una descrizione degli effetti sulla tua sicurezza o sulle tue abitudini. Se cerchi un avvocato per diffamazione online, indica anche dove sono state pubblicate le offese e chi poteva leggerle. Per vicende diverse, come le recensioni false su Google, separa i fatti: capire come rimuovere una recensione negativa da Google non equivale a dimostrare un reato. Una critica sfavorevole non è automaticamente illecita; per stabilire cosa fare davanti a una recensione diffamatoria occorre esaminarne contenuto e contesto.

Questa guida offre informazioni generali, non una consulenza legale personalizzata. Invia soltanto il materiale pertinente attraverso il canale previsto per la valutazione del caso, evitando di pubblicare prove sensibili nei commenti o sui social. Sottoponi il tuo caso per ricevere una risposta da un avvocato sulle opzioni previste dal diritto italiano.

Domande frequenti

Creare nuovi account dopo un blocco è automaticamente stalking?

No. L’articolo 612-bis richiede minacce o molestie reiterate che provochino un perdurante e grave stato di ansia o paura, un fondato timore per l’incolumità oppure un cambiamento forzato delle abitudini di vita. Aggirare i blocchi può essere un elemento importante nella ricostruzione complessiva.

Messaggi ripetuti senza minacce esplicite possono essere stalking?

Sì. Anche molestie reiterate prive di minacce esplicite possono integrare il reato se causano almeno una delle conseguenze richieste dalla legge. Contenuto, frequenza, contesto ed effetti devono essere valutati insieme.

Posso denunciare profili falsi se non so chi li gestisce?

Sì, puoi rivolgerti alle autorità anche se il mittente è sconosciuto. Conserva link, nomi utente, messaggi e motivi per cui sospetti che gli account siano collegati, distinguendo i fatti dalle ipotesi. L’identificazione può richiedere accertamenti investigativi; non devi svolgerli da solo.

Serve una diagnosi medica per denunciare lo stalking online?

No, una diagnosi medica non è un requisito per presentare denuncia o querela. La documentazione sanitaria pertinente può essere utile, ma anche messaggi, testimonianze e cambiamenti delle abitudini contribuiscono alla valutazione delle conseguenze.

Segnalare un account alla piattaforma sospende il termine per la querela?

No. La segnalazione alla piattaforma non sospende né sostituisce il termine per presentare querela. Per gli atti persecutori il termine ordinario è di sei mesi dalla conoscenza del fatto che costituisce reato, con regole ed eccezioni da valutare nel caso concreto. Non applicare automaticamente questo termine alla diffamazione.

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